giovedì 13 settembre 2012

La verità, vi prego, sullo SPORT

Ebbene si, mi sono iscritta in piscina.
Perché dice che se uno vuole dimagrire la dieta da sola non va bene. No, devi fare la dieta E PURE L'ATTIVITÀ FISICA!
Che è un po' come dire che per trovare lavoro in Italia oggi non basta avere la raccomandazione ma devi pure studiare tanto. Comunque (tralasciamo facezie come il futuro professionale della sottoscritta e dei suoi coetanei e torniamo ad argomenti seri quali la forma fisica ideale).

Il mio rapporto con l'attività fisica è stato inficiato sin dal principio da un approccio filosofico ostile. Infatti, come molto di voi sapranno, sono una grande sostenitrice di Madre Natura che è un esserino in gamba, che non fa quasi nulla per caso. Insomma, prima che arrivassero le merendine e le automobili, Madre Natura ci spingeva a non consumare inutilmente calorie faticosamente reperite andando a caccia.
Ma dire che non sono esattamente una sportiva esclusivamnete a causa di un problema etico-filosofico sarebbe ipocrita.

La verità è che negli ultimi 20 anni ho provato circa una 40ina di sport (dalla danza classica al kick boxe, dalla ginnastica artistica al jogging passando per pallavolo, pilates e rotazione dei pollici).
Ogni volta si ripete il solito triste copione:
1) mi innamoro mentalmente di uno sport,
2) penso a me che lo pratico in versione ragazza tonica e sana con enorme equilibrio interiore (tipo Kaori della Philadelpia light) e sono felice,
3) mi informo su dove farlo e sull'onda della passione...
4) mi iscrivo sborsando il vile danaro necessario a realizzare il mio sogno d'amore sportivo,
5) il primo giorno sono gasatissima,
6) il secondo giorno mi faccio forza,
7) il terzo giorno mi caco il cazzo disperatamente,
8) il quarto giorno non c'è.

 
Dopodichè inizio a maledire me e la mia irriducibile discontinuità ripromettendomi che almeno la prossima voltà avrò la decenza di mettere da parte le velleità sportive in favore di un'intellettualmente onesta pigrizia.
Tenere fede a tale proposito mi riesce piuttosto bene data la mia proverbiale accidia almeno fino a quando guardandomi allo specchio non vedo in me qualcosa di orribile (di solito i fianchi o il culo o le gambe) e nel mio subconscio si scatena la guerra dei Roses.

A: "devi fare sport"
B: "ma io mi caco il cazzo..."
A: "lo so, però fai schifo ai cessi chimici"
B: "ma io mi caco il cazzo..."
A: "lo sport fa bene"
B: "ma io mi caco il cazzo..."
A: "se fai sport puoi continuare a mangiare pane"
B: "ma io mi caco il cazzo..."
A: "ma poi ti sentirai bene"
B: "ma io mi caco il cazzo..."

A un certo punto, sfinita dall'insistenza della mia parte attiva e poco convinta dalla dialettica della mia parte pigra (che ha poche idee ma ben chiare) decido di correre ai ripari ed è a quel punto che ricomincia il teatrino di cui sopra.

Insomma stavolta mi sono iscritta in piscina perché per la prima volta da quando sono nata ho una piscina per le mani e i capelli sufficientemente corti da non poter trovare alibi del tipo "eh ma poi i capelli? Posso mai andare in giro con i capelli bagnati?".

SOLO CHE.
Solo che i capelli non sono l'unico ostacolo tra una donna pigra e la natazione.

Gli orari.
La scelta dell'orario è determinante. Essa deve tenere conto non solo della vostra disponibilità in termini di tempo ma anche del luogo prescelto e dell'andamento della forza di volontà nel corso della giornata.
Ovviamente l'orario "libero" sarebbe il migliore, se non fosse che:
a) vale solo in palestra e/o per fare jogging mentre per fare dei corsit ci sono sempre orari;
b) spesso "orario libero" si traduce in "sticazzi, oggi non vado".

Personalmente io quest'anno ho deciso che andrò a muovere le chiappe in pausa pranzo dato che l'80% della mia giornata è occupata dall'ufficio e mi resta solo:
- l'alba: quando non uscirei dal letto nemmeno in caso di terremoto (non è un'esagerazione. E' accaduto!);
- la sera: quando oramai la mia voglia di vivere e di fare alcunchè per migliorare me stessa o la mia condizione psicofisica si sono definitivamente esaurite e in mente ho solo 2 pensieri (Ceres e Nanna).

Il luogo.
Le alternative sono solo 2:
- vicino casa;
- vicino all'ufficio.

La seconda alternativa, che ha indubbi vantaggi in termini motivazionali (è molto più facile abbandonare la scrivania per andare in palestra che abbandonare il divano...) aumenterà in maniera esponenziale i problemi logistici causandovi attacchi di stress feroci.

La logistica.
Tutti gli sport richiedono più o meno attrezzature o organizzazione per essere portati a termine.
Anche la semplice corsetta mattutina. Dite di no? Bene. 
Dove mettete l'ipod?
E le chiavi di casa? 
E se avete sete e non ci sono fontanelle? 
E quando poi state morendo dal caldo, dove la mettete la maglietta?

Se scegliete di fare sport vicino all'ufficio, sappiate che 2-3 volte alla settimana dovrete fare dei piccoli traslochi (abbigliamento sportivo/scarpe/ accappatoio/detergenti/etc etc) casa-lavoro-palestra che vi renderanno la vita odiosa e indegna di essere vissuta.

La vita sociale.
Per noi donnine cresciute a pane ed aperitivo accettare che la nostra vita sociale possa essere interrotta da una cosa così squallida come lo sport è un affronto.
In effetti è scientificamente provato che non appena uno decide di dedicare parte del proprio tempo libero all'attività fisica subito quella persona sarà subissata da inviti a eventi mondani e richieste di amici che vogliono incontrarla. Tutto ciò avrà come effetto un'immediata diminuazione della motivazione.

Inoltre c'è da considerare che i luoghi adibiti allo sport sono solitamente frequentati da specie pericolose, quali rattusi, signore anziane a cui il dottore ha detto di fare in movimento, istruttori palestrati, nerd in cerca di gnocca e soprattutto DONNINE CON LA FISSA DI DIMAGRIRE che, proprio come voi, non hanno nessuna intenzione di socializzare ma cercano solo di bruciare il maggior numero di calorie/tonificare il maggior numero di muscoli nel minor tempo possibile.
 

2 commenti:

  1. Sono di sesso femminile ma velatamente misogina. Sono sotto i 30, ma solo anagraficamente. Scrivo cazzate e me ne vanto. Ho un problema con lo shopping compulsivo, il naso storto e l'ortografia....ma ho due occhi grandi pieni di vita sogni e fantasie. vivendo in una capitale è chiaro l'essere un prodotto per il consumismo ma cosa ci posso fare ( mi caco il cazzo...e compro)

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    1. Grazie Marco!!! Ma mi sa che quelli non sono i sogni e la fantasia ma l'effetto dei 15 caffè che prendo quotidianamente per accettare di restare fuori dal letto.

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